La cefalea si può definire come una situazione di dolore localizzato in una o più aree del capo. Essa rappresenta di per sé una condizione di urgenza sia se la si considera come sintomo di un’altra patologia (cefalea secondaria) sia se la si considera come malattia stessa (cefalea primaria).
La cefalea acuta può mascherare o essere il sintomo sentinella di varie patologie, tra cui le più insidiose sono i disturbi cerebrovascolari e i tumori cerebrali. Pertanto è molto importante effettuare una rapida valutazione diagnostica. Seguendo le linee tracciate dalle classificazioni internazionali delle cefalee, è necessario separare le cefalee primarie (emicrania, cefalea tensiva e cefalea a grappolo) dalle cefalee secondarie (per esempio cefalea post-traumatica).
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Alcuni alimenti e bevande sono in grado di scatenare o peggiorare una cefalea. Questo tipo di mal di testa, che può trasformarsi in una vera e propria crisi di emicrania, dura da 4 a 72 ore; il dolore è molto più intenso di quello legato a una cefalea da stress. Ma il cibo non ha sempre un’azione negativa: carni, verdure fresche e alimenti ricchi di magnesio, infatti, eserciterebbero un’azione di prevenzione sulla cefalea.
Secondo studi americani, circa il 20 per cento di tutti i mal di testa ha a che fare con certi alimenti o con la combinazione di cibi specifici. La questione non è ancora del tutto chiara, ma pare che alcune sostanze chimiche presenti in certi cibi possano causare una dilatazione dei vasi sanguigni cerebrali nelle persone predisposte all’emicrania.
Sembra, quindi, che sia questa vasodilatazione, piuttosto che il cibo in sè, la causa delle cefalee alimentari.
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