Per infanzia s’intende il periodo di età che va da 1 a 10 anni, questo periodo si può dividere in tre tappe a seconda dell’età: da 1 a 3 anni (età prescolare); da 3 a 6 anni (età pre-scolare); da 6 a 10 anni (età scolare).
Il ritmo di crescita da 1 a 3 anni è più lento che nel lattante. Le differenze di peso e di altezza tra bambine e bambini sono irrilevanti tuttavia a partire dai due anni le bambine hanno un maggior deposito di grasso sottocutaneo. E’ un periodo di maturazione, durante il quale il bambino ottiene importanti miglioramenti nel suo sviluppo psicomotorio (linguaggio, movimenti, socializzazione) e allo stesso tempo la maturazione delle sue funzioni digerenti e metaboliche permettono di incorporare alla sua dieta una grande varietà di alimenti simili a quelle di un ragazzo e di un adulto.
E’ fondamentale tuttavia adattare le necessità energetiche e di determinati nutrienti alle sue caratteristiche fisiologiche e alle variazioni nei consumi dovuti all’attività fisica. Quindi bisogna adattare la dieta in funzione dello stile di vita e della struttura fisica del bambino. Rallentando la velocità di crescita, si riducono i bisogni nutrizionali, cosa che si traduce in una minure assunzione. E’ fondamentale in questa periodo della crescita preoccuparsi per la varietà e composizione degli alimenti e impedire l’instaurarsi di regimi dietetici monotoni e carenti in alcuni nutrienti fondamentali. Altra considerazione è la socializzazione del bambino. La sua relazione con altre persone della famiglia e/o amici permette che questi offrano alimenti al bambino, spesso lontani dai canoni alimentari raccomandati.
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L’obesità è una malattia cronica la cui prevalenza è in aumento e rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di alcune malattie come il diabete mellito dipo II, l’ipertensione arteriosa, cardiopatie, dislipidemie ed alcuni tumori come quello della prostata, della mammella, del colon, del rene e dell’endometrio.
Il tessuto adiposo si trova soprattutto a livello sottocutaneo o all’interno del corpo intorno ai vesceri. Se il tessuto adiposo viscerale è abbondante la persona risulta più esposta a cardiopatie, diabete mellito, ipertensione, colecistopatie e tumore alla mammella. Si può avere un’obesità androide oppure un’obesità ginoide.
Nell’obesità androide, nota anche come obesità addominale, il grasso si accumula soprattutto nel tronco e nell’addome dando una forma a mela. E’ più tipica negli uomini.
Nell’obesità di tipo ginoide, chiamata obesità sottocutanea o periferica, il grasso si accumula soprattutto nella regione gluteo-femorale dando una forma a pera. E’ più tipica nelle donne.
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Che cosa sono e come vengono prodotti
I radicali liberi sono prodotti di “scarto” che si formano naturalmente all’interno delle cellule del corpo quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione). Se sono in quantità minima aiutano il sistema immunitario nell’eliminazione dei germi e nella difesa dai batteri. Dal punto di vista biochimico, i radicali liberi sono molecole particolarmente instabili in quanto possiedono un solo elettrone anziché due (anione superossido O2-, idrossile OH-, diossido di azoto NO2, ossido nitrico NO-, idrogeno H-, ossigeno O+, ossigeno singoletto O2+, ecc.). Questo li porta a ricercare un equilibrio appropriandosi dell’elettrone delle altre molecole con le quali vengono a contatto, molecole che diventano instabili e che a loro volta ricercano un elettrone e così via, innescando un meccanismo di instabilità a “catena”. Questa serie di reazioni può durare da frazioni di secondo ad alcune ore e può essere ridimensionata o arrestata dalla presenza dei vari agenti antiossidanti. Durante il metabolismo cellulare, per azione degli enzimi citoplasmatici o mitocondriali, come l’enzima superossido dismutasi (SOD, zinco dipendente), i radicali liberi prodotti vengono trasformati in perossido di idrogeno (acqua ossigenata), tossico e dannoso per le strutture cellulari. A sua volta il perossido di idrogeno, grazie all’enzima catalasi (CAT) e glutatione perossidasi (GSAPx, selenio dipendente), viene ridotto in ossigeno e acqua. L’ossigeno e l’acqua possono ora essere escreti dal corpo attraverso l’urina, il sudore e la respirazione.
Gli ulteriori radicali liberi presenti possono essere resi meno attivi grazie all’azione degli agenti antiossidanti che, interagendo con l’elettrone mancante, permettono ai sistemi enzimatici della cellula di neutralizzarli.
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L’ipertensione arteriosa oggi è una delle malattie maggiormente diffusa nei paesi industrializzati, spesso molti soggetti non sono a conoscenza del loro stato patologico se non prima della comparsa di un evento eclatante, ecco perché l’attenzione delle strutture informative preposte è rivolta verso delle adeguate campagne informative. L’ipertensione è una patologia caratterizzata da un aumento considerevole della pressione sanguigna con valori oltre la norma. Un individuo viene definito iperteso quando la sua pressione arteriosa sistolica o massima è superiore a 140 mmHg e quella diastolica o minima è superiore a 95 mmHg; questi valori, tuttavia, variano in continuazione, per cui prima di confermare una diagnosi d’ipertensione la pressione deve essere misurata più volte.
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Alcuni alimenti e bevande sono in grado di scatenare o peggiorare una cefalea. Questo tipo di mal di testa, che può trasformarsi in una vera e propria crisi di emicrania, dura da 4 a 72 ore; il dolore è molto più intenso di quello legato a una cefalea da stress. Ma il cibo non ha sempre un’azione negativa: carni, verdure fresche e alimenti ricchi di magnesio, infatti, eserciterebbero un’azione di prevenzione sulla cefalea.
Secondo studi americani, circa il 20 per cento di tutti i mal di testa ha a che fare con certi alimenti o con la combinazione di cibi specifici. La questione non è ancora del tutto chiara, ma pare che alcune sostanze chimiche presenti in certi cibi possano causare una dilatazione dei vasi sanguigni cerebrali nelle persone predisposte all’emicrania.
Sembra, quindi, che sia questa vasodilatazione, piuttosto che il cibo in sè, la causa delle cefalee alimentari.
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